Egli è altresì scritto…

Blog di Nicola Iannazzo

● La Didachè non è opera degli apostoli del Signore


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settembre 7th, 2012 Posted by | Confutazioni, Didaché, Falsi insegnamenti, Libri Apocrifi | 2 comments

2 Responses to “● La Didachè non è opera degli apostoli del Signore”

  1. Quindi la Didakè non va letta, ma bruciata? Sarebbe questo il concetto: lo stesso ragionamento per cui fino ad Erasmo da Rotterdam si pensava che la Bibbia fosse solo ed unicamente la traduzione di Girolamo. Fino al IV sec. il Canone non esisteva, per cui tante chiese reputavano degni di fede anche gli atti di Paolo e Tecla (ovviamente non ad opera dell’Apostolo, così come probabilmente non lo sono alcune delle lettere entrate a far parte del Nuovo Testamento canonico). Il problema sta nel capire il sistema (che per altro era vigente fino al pieno medioevo) della paternità di un opera letteraria: non esistendo la remunerazione dovuta al diritto d’autore o la paternità era autentica (e comunque parliamo sempre di scritti dettati, come indicato dal Segretario di Paolo in Romani), oppure era attribuita, ma non sempre con scopo malevolo. Inoltre, non possedendo la prima copia (se mai ne fosse esistita una prima) degli scritti, ma spesso copie fatte da scribi, prima volontari (un po come capita anche oggi nelle chiese italiane), poi professionisti (che hanno però avuto spesso il demerito di trasformare in un greco più classico i testi che via via erano divulgati) ci ritroviamo a dover collare (mettere in rapporto) codici Maiuscoli, Minuscoli, Lezionari antichi, Traduzione primitive e citazioni dal Greco e dal Latino dei primi scrittori Cristiani. Altrimenti potreste tranquillamente gettare al rogo sia la Nuova Riveduta (ma anche la Luzzi ha seguito lo stesso criterio) ed optare unicamente per la Diodati. Dare per diabolico gli scritti apocrifi (che per altro hanno spesso richiami identici ai vangeli) non porta molto lontano, se non ad anatemi continui e a chiusure totali, una privazione di dialogo su di un argomento tanto affascinante da colpire anche i non credenti. La Didachè, pur non essendo un testo degno di fede, rimane un opera fondamentale per capire la prima cristianità: allora gettiamo nel cassonetto tutti i commentari e forse anche l’articolo sopra scritto “bambino e acqua calda”. Io personalmente non ho perso la fede leggendo il “Vangelo segreto di Marco” (che poi già dal titolo ti fa capire che entra dentro la schiera di tutti quegli scritti esoterico-gnostici che proliferarono nei primi due secoli della chiesa, semmai concentrerei la mia riflessione sulla violenza (quella si veramente sadica e diabolica) che la prima chiesa di Roma ha perpetuato ai danni del Proto-Cattolicesimo, che a sua volta aveva perseguitato con ferocia le chiese primitive. Almeno oggi le denominazioni sono quelle, per quanto distanti tra di loro, allora erano veramente sterminate (cfr. Bart Ehrman “I Cristianesimi primitivi” ed. Carrocci). Andrò all’inferno per questa riflessione? spero di no!

  2. No, nessuno ha mai invitato di bruciarla ma a guardarsi dal suo contenuto, questo si.
    Lo studio infatti dimostra ampiamente che la Didachè non può essere opera degli apostoli del Signore e perciò reputata alla pari delle Sacre Scritture dato che contiene diverse falsità. Coloro che la citano a sostegno di alcune false dottrine errano perciò grandemente non attenendosi esclusivamente ai 66 libri canonici delle Sacre Scritture. Ripeto, 66 libri, dato che anche i 7 cosiddetti libri “deuterocanonici” inclusi nelle Bibbie Cattolico Romane NON SONO Parola di Dio.
    Vedere a tal proposito l’articolo: Contro i libri apocrifi

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